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Quando mi sembra di aver capito qualcosa, qualunque cosa, di vederla in modo più chiaro, anche solo per un secondo, di solito mi siedo e scrivo. La scrivo per non dimenticarla, ma poi tanto la dimentico lo stesso, la scrivo per farla scivolare giù, da dove poi, senza pensarci, posso ripescarla, tra un anno, tra una settimana, domani. Questo esercizio di chiarezza e condivisione nasce da un’urgenza espressiva, così poco assecondata dai tempi lunghi della mia fotografia ( ci metto anni a fare un libro o a completare un corpus di lavoro, e mi va bene così ), e della mia musica, che invece è esercizio giornaliero ma per lo più privato. Non voglio annoiare, scrivendo di me, voglio solo dire, che mentre metto le mani alla tastiera devo innanzitutto mettere la sordina a tutti i cattivi pensieri, le paure, le invidie, le miserie. E fare la guardia, che non affiorino qui, perché sarebbe indelicato usare la fiducia che c’è tra noi per scaricare le proprie frustrazioni o dare voce al vuoto.
In questo mese appena passato, mi è capitato diverse volte, di stare per scrivere, di avere la newsletter sulla punta della lingua, poi, succedeva qualcosa: un documento smarrito, la pioggia in casa, una piccola delusione, la cinghia del giradischi, un pensiero molesto, fate voi: non ci riesco, così. Troppo casino.
Poi, mentre mi preparavo a scrivere di altro, inlcuso un roundup pieno di ringraziamenti per tutti i bolognesi, è morto Federico Frusciante, l’eroe Youtuber di mio figlio Nicholas ( che si chiama Nicholas Ray Stabile non a caso ). E anche io, per sentirmi vicino al suo dispiacere, per condividerlo meglio, mi sono sottoposto ad una seduta lunga di ascolto delle sue recensioni. Ed eccola qui, l’urgenza di quando studiavamo cinema alla Sapienza, Ascoltare l’altro era un trampolino. Facevamo a chi stressava la teoria di un metro in più. Ed eravamo appassionati sul serio, passavamo le serate e le nottate a parlare di Scorsese, di Wenders, di questo o quel regista, con Piero, con Barbara, con Giovanni. Facendo di tutto una questione morale, dalla carrellata in su. I video di Federico, la sua indignazione, il suo ragionamento granitico, senza compromessi, la sua ironia mi sono sembrati all’inizio naïf. Ma più li guardavo più mi sentivo di dire: ha ragione. Ragione su tutto. Perché sai che c’è? È proprio una questione morale. C’è una gigantesca, pantagruelica questione morale. Passa dalle piccole e grandi contraddizioni, dall’assurdità di un governo neofascista e ipocrita, dal razzismo serpeggiante, dallo sdoganare la prepotenza ogni giorno. Dalle cose inutili che compriamo, di cui pensiamo di aver bisogno, alla cultura che vituperiamo.
Parliamo di noi? Il mercato dell’arte? Parliamo delle giurie? Del feticcio dell’età e del curriculum dei giovani artisti che “devono crescere”? Beh, io sono bello cresciuto, e sono cresciuto da solo, non vinco mai un cazzo, se non molto rararamente, 2010, 2023, sembro la Roma. Però, sentirsi vivi. Dire la propria. Che bella persona doveva essere Federico. Pieno di passione. Pieno di polemica. Unapologetic. Uno che sapeva amare. Perché se manchi anche a quelli che non ti conoscevano, sei stato un grande davvero.
Mi manca quell’attitudine. Troppo spesso forse, scambiamo la cortesia e l’educazione con l’ipocrisia. Che mondo edulcorato è diventato? Servirebbe anche qui, tra una fiera e l’altra, una figura come Federico. Uno che gridi: “il re è nudo” ogni tanto, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.
Riassumo perché non sono solo un rosicone, ho anche altri meriti: la zattera rawmessina è tornata da Booming con un premio in saccoccia per Ms. Erendira Reyes e delle polaroid vendute di Kri Babusci entrate di diritto in una collezione super prestigiosa di gente competente ed attenta. Veleggeremo,anzi, pagaieremo verso Mia Photo a Milano a metà marzo, amici Milanesi, vediamoci li’. Ci saranno opere mie e di Pax, faremo un cazzotto per uno. Per favore, date un’occhiata anche allo shop della galleria, tra le novità, ci sono delle maglie serigrafate, nuove nuove, pronte per la primavera alle porte e un libro d’artista di Linda Acunto, vecchia conoscenza della mentorship, che ha collaborato con Lotta Bindery per questo splendido volume unico( i proventi vanno tutti all’artista ). Questo è un corpo di lavoro a cui tengo particolarmente e la fotografa è stata bravissima, a mio parere, nel mantenere in perfetto equilibrio un’energia tutta DIY di stampe e rilegature fatte in casa, praticamente, e l’intimità del processo e dei contenuti. Sono orgoglioso di ospitarla qui.
Due avvisi ai naviganti in più: abbiamo rimesso in piedi una mentorship dalla primavera all’autunno, max 4 partecipanti. Scrivete se interessati. E allo stesso modo: sono aperte le candidature per 4 posti ad un workshop fotografico nell’isola di Favignana questa estate. Anche qui, inviare richiesta di info se interessati rispondendo a questa letterina.
Queste piccole soddisfazioni servono a ricordarsi che proprio quando tutto sembra dire: ma sai che c’è? Io mi fermo, poi c’è, inattesa, la passione delle persone per altre persone, quelli che ti vengono a trovare come Luca, con un libro bellissimo sull’Iran dello scià. I colleghi che tifano per te. I collezionisti che ti sostengono. E questo feeling qui: la sera quando chiudi gli occhi dopo una giornata piena, con ancora mille cose da fare e mille note da spuntare sull’agenda, la testa che va a mille e non si spegne ti rendi conto che niente di quello che hai fatto stona. Niente brutture. Niente compromessi. Si va per la strada più alta, più difficile, insieme. Come in quel sogno, sognato da altri, in cui con papà salivamo il crinale della montagna, e lui portava una piccola luce, un fuoco, in tutto quel freddo, in tutta quella notte che ci circondava. Fare propri i sogni. Questo è lusso.
EN
Usually when I feel like I’m having an intuition of some sort, when I feel like Im onto something,
I sit down and write. I cannot afford to care much about form or content, but I’m usually satisfied at chasing that idea, that glimpse of truth I thought I had down. This expressive urgency, coming from inner necessity, is so easily deserted by the long extenuating times of my photography ( it takes me ages to figure out a body of work and I’m fine with that ), or by my music/guitar playing, largely ( thank god and bless your ears ) a private, bedroom fact.
Nevertheless we strive to be heard, recognized, and hold our best revelations for our well curated bubbles of friends, ex lovers, acquaintances etc.
When I finally get to sit down, and start to type away on this MacBook, that was born old and surpassed when I acquired it in 2018, I know that I first need to tone down the animosity, the bad thoughts, the misery, the pettiness I can be so very capable of. I need to focus on something positive, worth engaging your time, worth re-igniting that small flame that is now our friendship. So I tend to concentrate on small time stories. Tiny postcards, not as surprising as ciuccio’s, but just as well intentioned. How are you? And how you feel? Please let me know by hitting the button below at your leisure.
The gallery is doing fine, we haven’t turned out a profit worth noticing recently, only recovering expenses so far, but we got a prize with one of our artists at the latest art fair we attended in Bologna. And Babusci’s polaroids keep on selling. We got new merch that I’m scared to sell abroad because of tariffs, but maybe we can work something out if you dig those. They are screen printed by hand. In store we also have a few more pieces, but recently the gallery looks more like a sweatshop, as I’m spending most of my time there hand stitching labels, filling forms and shipping. But hey, at least I’m battling y own battle, right?
I feel when we dream, we dream in unison.
I opened applications for a weeklong photo workshop next June in the amazing island of Favignana, in the Mediterranean. That is if NATO holds. You’ll be hosted in a villa, with ocean views, and have a bed, breakfast, a meal, and endless chats about everything photographic,
Including editing seshs end excursions in the island. Hit the button if you feel like you wanna know more. Much love.
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