IT only today, bilingual news in a couple of days, hang tight.
Nella pratica di RawMessina, la nostra galleria atipica, gli incontri casuali raramente si dimostrano tali.
Qualche mese fa mentre promuovevo la mentorship sono incappato nel lavoro di Elena Cucci e sono rimasto subito molto affascinato dalle sue tele ad olio. Come spesso accade quando un lavoro è valido, cioè quando viene portato avanti con passione, la lettura delle opere, si è dimostrata molto eterogenea tra tutti noi: ognuno ha riempito gli spazi svuotati, se vuoi disabitati, di Elena in modo diverso.
Io non mi fido delle letture univoche ed è per questo che non ho mai incoraggiato i miei artisti ad abbracciare la teoria o a collaborare con curatori esterni. Non che non abbiano valore, al contrario le parole sono importantissime. Lo dimostra il fatto che la nostra newsletter che conta più o meno 1500 iscritti è viva e ci avvicina anche quando le distanze sono reali e sono importanti. Ma ho sempre creduto che i testi che accompagnano le mostre debbano astenersi dal fornire un’interpretazione, dal dirigere lo sguardo e la sensibilità, e l’intelligenza, tanta o poca, dell’audience. Tante, troppe volte ho visto teorie distorcersi e avvitarsi a pretzels per entrare nei parametri della promozione del lavoro, del curatore e dell’artista. Ma il lavoro non va promosso, si promuove da sè, specie quando è forte come quello dI Cucci.
Il nostro è uno sforzo collettivo, molto del processo che ci porta a includere tra le nostra fila un lavoro o un’artista è tortuoso, lento e si procede a tentativi. Quasi niente di quello che Elena mi ha detto e scritto del suo lavoro in questi mesi mi trova pienamente d’accordo eppure sono contento di copiarlo ed incollarlo qui sotto, perché a lei fa piacere, e la fa sentire più sicura a pochi giorni dalla sua prima ( spero di tante altre ) mostra con noi. Tutte queste cose, Elena, io non sono mai riuscito a dirtele bene, perché comunichiamo molto con i messaggi su whatsapp e io ho poco tempo per leggere e non ci vedo più neanche troppo bene. Qui a RM stiamo seguendo due traslochi, due compravendite immobiliari complicate e siamo oggi di ritorno da Torino dove abbiamo partecipato per una settimana ad una fiera grande, importante per noi, che ha assorbito l’intero budget annuale. È stato un anno pieno di alti e bassi, con grandissime soddisfazioni e qualche sonoro calcio in culo, qualcuno preso, qualcuno dato. Scriverò presto un roundup di The Phair, e della grande emozione di lanciare un premio residenza a nome di mio padre, seguendo la suggestione di alcuni cari amici. E celebrando il vincitore, Paul Cupido ( grandissima combo nome/cognome ).
Vi lascio con gioia alle parole di Elena, e spero di vedervi tutte e tutti il 29 maggio, nella nostra sede di via Crescenzo del Monte 8 ( zona porta portese ) per celebrarne il lavoro, e anche un po’ per dire addio, prima del trasloco nella nuova sede a Monteverde vecchio, ad uno spazio che ci ha dato tanto, che ci ha accompagnato nel nostro momento più difficile.
Il sole sorge a fine mese: venite a brindare.
Ringrazio Elena per questi paragrafi e per aver scelto di fare un po’ di strada con noi.
“Il progetto si articola in una serie di dipinti a olio ispirati a fotografie di famiglia, con un’attenzione rivolta agli spazi e ai luoghi che queste immagini conservano. Ogni opera restituisce con precisione i dettagli degli interni domestici e delle scene quotidiane, adottando le stesse proporzioni dei formati fotografici originali, diffusi prima dell’era digitale e ancora oggi scelti per creare album di famiglia o stampare fotografie di particolare valore affettivo.
La ricerca sposta il fuoco dalla memoria del vissuto alla dimensione spaziale, intesa come luogo di rifugio interiore. L’assenza di figure umane sottrae i luoghi a una temporalità determinata e a una narrazione compiuta. In questa sospensione, l’immagine si rende disponibile a una riattivazione percettiva e simbolica, lasciando allo spettatore la possibilità di abitarla attraverso proprie proiezioni e interpretazioni.
Le opere si offrono come spazi da cui attingere a un senso di protezione. Esse richiamano la necessità primordiale di un luogo sicuro dove la fragilità esistenziale possa trovare riparo.”
Bio:
Elena Cucci (1983) è un’artista visiva. Ha studiato Pittura e Arti Visive presso la Naba. La sua pratica artistica, attraverso l’uso di diversi mezzi espressivi, indaga i confini dell’identità individuale e collettiva, con una particolare attenzione alla dimensione dello spazio - privato e pubblico - come presupposto fondamentale dell’esserci.
Tra i temi principali della sua ricerca ci sono la casa e il corpo - come origine dell’identità, della sua costituzione intrinsecamente fragile e costantemente interrogativa -, insieme alla storia della memoria pubblica e personale, alla base delle relazioni in cui consiste.