E la chiamano estate, ma potremmo definirla una notte di stelle cadenti, lunga tre mesi, con viaggi in nave, case come barche che richiedono manutenzione continua per non andare giù, ed una veranda che si è via via popolata di persone, accorse per sfuggire alla canicola, certo, ma anche a dare una mano, a far si che la casa fosse pronta per la residenza d’artista, che poi ha generato un altro premio, forse in collaborazione con il comune, vedremo.
Summer recap: la prima residenza d’artista “Alberto Stabile” indetta da rawmessina, con la partecipazione di The Phair, assegnata al fotografo Paul Cupido è adesso well underway. Paul è sull’isola e sta fotografando come un pazzo forsennato, pellegrino stanco, sceso dalle chiatte olandesi, allampanato e diventato subito gambero, per far la conoscenza del nostro mare, mare mosso, mare di scoglio e dei nostri posti assolati, arancioni come le pietre che ne compongono il paesaggio. Tessere di puzzle, téssere di tela. Vento di Scirocco finito il giorno prima che arrivasse il nordico, oggi pioveva, chiude il chiringuito tra i singhiozzi.
La crew nel frattempo è tornata a Roma, ho aperto la galleria oggi, per fare un po’ di pulizia, zio Giuseppe e zia Patrizia si sono fermati a chiacchierare e anche Nicola e Cristina, che sono di quartiere e si aggiungono ai 2000 e rotti iscritti. Benvenuti! E mi scuso in anticipo se questa mail di oggi contiene più materiale promo del solito, ma abbiamo degli arretrati. Sul tavolo c’erano delle opere incartate di Eleonora Rossi, che aprirò solo più tardi, ufficialmente ricominciando: Ele e Pax parteciperanno alla Nuvola.
Two girls bill.
Altro avviso ai naviganti ( con qualche timidezza ): domani, martedì, alle sei, parlo e suono al Museo Bilotti, un posto magnifico a Villa Borghese, l’antica aranciera. Sono molto orgoglioso e devo ringraziare Claudio Crescentini, che adoro, e musei in Roma, era dalla mia mostra al museo in Trastevere ( 2013) che non collaboravamo a un progetto. Flyer qui in fondo, spero di vedervi al museo. Mia madre e mio padre mi hanno cresciuto nella reverenza degli istituti museali, e ancora oggi, visitando una città nuova è una delle prime cose che cerco.
E ora veniamo al sodo: di recente ho avuto modo di pensare molto alla natura del nostro spazio: l’estate sembra sempre un buon momento per fare bilanci.
Raw Messina è nata nel 2016 da un desiderio forte di insubordinazione. Facevamo molta fatica a capire il mercato dell’arte contemporanea e della fotografia d’arte. Questo senso di estraneità mi è rimasto cucito addosso, come quasi una seconda pelle, e ne sono ancora
fiero. Nel lungo film intervista di Martin Scorsese, Dylan ha detto: as long as you don’t know where you’re goin’, you’ll be alright, parlando del suo essere un outsider nella new york della rivoluzione folk, e se lo dice il profeta, chi sono io per contraddirlo.
Venivamo da una decade a New York, con delle belle carriere creative alle spalle, con tanti clienti e tanti riconoscimenti ed è stato difficile ricominciare da casa e da zero. Il detto ‘nemo propheta in patria’ è purtroppo sacrosanto: se torni, devi passare il Rubicone con il coltello tra i denti. Sembra duemila anni fa, ne sono passati 10. In questi anni abbiamo reso Raw Messina sempre più fluida, be water my friend, sempre meno abbottonata, ma senza mai rinunciare alla qualità. Delle opere, della produzione ( spesso totalmente a carico nostro ), e cosa che mi sta più a cuore: del processo. Su quello non abbiamo mai accettato scorciatoie. Non abbiamo mai fatto entrare un artista nel roster per convenienza, paraculaggine o business. Quando questo si è rivelato impossibile per scelta, diversità di vedute e di obiettivi, le strade si sono separate serenamente, senza strappi. Ci siamo cresciuti i nostri, e abbiamo fatto un pezzettino di strada insieme. Eravamo due. Ora siamo in tanti. Si fa un gran parlare del sistema delle gallerie come un qualcosa profondamente in crisi, delle fiere come una nave che affonda e del mercato come un’altalena che oscilla tra riciclaggio e bancarotta.
Spesso le soluzioni panacea degli art-influencers alla crisi sono pratiche che chi gestisce uno spazio piccolo, sartoriale come il nostro, frequenta e pratica da anni, senza altra scelta, per sopravvivenza prima ancora che per adesione ideologica.
Uno per tutti? Recuperare il rapporto personale con il cliente. Ma se il cliente ti deve staccare un assegno da 5 o 6 cifre è chiaro che il momento del rapporto sincero e disinteressato è passato in predicato e sembra piuttosto una bella utopia. Io dei miei clienti so un sacco di cose perché negli anni ci si è trovati spesso a confrontarsi, partendo dalle opere che avevamo, che interessavano, e sviluppando un discorso che finiva per abbracciare il vissuto, le speranze, gli inciampi, e le vittorie.
Io credo in questa stanza su strada da cui scrivo con una connessione internet molto ambivalente e credo nelle opere che ho dietro le spalle, impilate ( abbiamo sempre voluto l’archivio a portata di mano, piuttosto che in storage ) una sull’altra protette dalla carta velina e dal cellophane. Se siete stati dei nostri acquistando opere da noi, o simpatizzando con queste storie, se avete imparato a conoscerci alle fiere, alle mostre, alla diapo-night nel quartiere, o tra le righe della newsletter vuol dire che in qualche modo ha funzionato. Il processo che ci ha portato a conoscerci, e poi a conoscerci meglio, a guardare più in profondità, esiste, è una cosa viva, ed anche se non ci sentiamo spesso, beh ci si pensa tanto. Negli anni ho anche capito una cosa, acquistare un’opera da noi non è facile. Ci vuole disponibilità emotiva, tante chiacchierate, sedersi e parlarne, tanti caffè, ascoltare i percorsi, ed a volte è chiedere tanto.
Per questo stiamo lanciando in questi giorni un club dei collezionisti, modellato, anzi rubato di sana pianta alla casa discografica Sub Pop ( conosci le tue radici ), che in cambio di un obolo annuale spedisce a casa, via posta, i singoli usciti nel corso dell’anno.
Noi abbiamo pensato a diversi profili, un po’ per tutte le tasche ( da 65 euro a 12k ) e per tutti il livelli di adesione al percorso: lo trovate qui e sulla barra di navigazione del sito e credo sia un buon modo di fare parte di questa ciurma.
Vi ringrazio in anticipo per essere arrivati sin qui, anche con la lettura. Non ho di frequente utilizzato questo spazio, per lo più narrativo, dove ci siamo raccontati cose vere, intime, preziose, per fini commerciali. Se facendolo vi ho presi alla sprovvista chiedo clemenza, come in una commedia di Shakespeare.
Ma se conoscete la galleria e le sue vicende, e se queste non vi hanno lasciato indifferenti, se siete tra quelli che ci hanno amato, seguito, sopportato, anche, allora saprete che anche questo momento goffo di auto-promozione, è stato fatto con il cuore al posto giusto.
Mentre salvo il testo una ragazzina è passata con le sue amiche, appena uscita dal primo giorno di scuola, del loro chiacchierare sono riuscito a sentire solo lei che diceva: mi sto innamorando. Ecco il mio augurio per questo nuovo anno. I’ll see you down the road.
EN
Many things can happen in a summer, even that time stops acting according to its well defined rules and extends, fabric of the universe, and bends and twirls and twists into a comfy blanket you don’t wanna ever leave to go back to your daily grind. I certainly wasn’t ready. Spent most of it away from Rome, all of this strange self imposed exile in Sicily, where I’m originally from, to discover more of this mysterious island. Turns out, earlier this year, the house in Favignana so dear to my dad has withstood many storms, and heavy rains, and powerful winds. It needed more than a bit of love and care, tons of maintenance in fact, and felt at times like one of those boats in the cartoons, with the main character busy trying to stop the leaks springing from the hull, using all of is fingers to prevent it from boarding seawater. This overly and uselessly complicated sentence above is published with the sole purpose of stating that rawmessina is not using AI ( it totally should, form would def benefit ), on purely masochistic and ideological grounds. We’re not like those bystanders who, at turn of last century, looked at humans flying early aircraft prototypes like some sort of witchcraft, but more like old people who have witnessed just enough times technological progress and its fanfare turn into a goofy then sad melody of regrets. I.e.: my friends who sold all of their vinyl records when cd’s came about in the nineties. Shall I say more?
We don’t seem to learn much, after all, from our mistakes.
Recently I’ve been wondering: when is someone really content with who he is, what he does, what he owns…
It seems like looking forward to the next battle, the next prize, the next stretch of land is not so much a byproduct of 200 years of capitalism but more of a defining trait of sapiens sapiens. I would say sapiens NOT sapiens. A sapiens it’s a sapiens it’s a sapiens. You go on. We’re finally opening our space this week after the summer jump, and it’s the first year that we have not one, but two unpaid interns ( whenever I think about the word “intern” I can’t help but recall the ones Steve Zissou had on board in ‘Life Aquatic’, who were mostly topless most of the time and I think had Glocks ). These remarkable peeps are my students from the art academy I teach at, and they will be here, praise to them, for 200 hours, in exchange of school credits. I hope they will produce good work, in the meantime, and I will be glad to show it here as this website, and also our company structure is also slowly, organically evolving. We will have an events page, updated regularly, and quarterly, and we are also kickstarting our own collectors club, completely ripping off Sub Pop of its awesome ‘singles club’.
We tailored the idea to our practice because after a decade in business we realized that most of our clients have steadily supported the gallery from afar.
It makes sense: we were born in New York, crashing pax’ studio in chinatown ( the backroom of Doc Moy’s office on the bowery ) and made a steady practice ( as you know all too well if you read these shorties ) of traveling a ton for art fairs and other fun and niche ( insert name of niche you feel most comfy with ) events.
Membership to the club, for a one time payment, will get you a bunch of stuff in the mail, once a year, and it allows us to plan and execute the bizness more efficiently, a bit like a tasting menu in a Michelin starred wannabe restaurant, without the trite complaining about paying a premium to go a la carte. Which you can still do at ours, in fact, but objectively requires, for most of you reading this one, boarding an intercontinental flight to Rome. Here’s the link, hoping you are not too turned off by this shameful momento of self promotion I will never really be much comfortable with.
Not saying this out of puritanism, but more out of respect for the fact that I often used and plan on using again, this space to tell stories that have very little to do with the sausage making part of the business. Take this epilogue with kindness, afford us benevolence and compassion and please forgive us, we feel like Puck, at the end of a Midsummer Night’s Dream
Ready to fold the story, arms slowly turning into twigs, preparing for autumn.